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Dopo Maurizio Cattelan il vuoto nell’arte Italiana

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Maurizio Cattelan, l’artista italiano vivente più quotato, presenterà in questi giorni nel Museo Guggenheim di New York una nuova opera, ossia un water d’oro perfettamente funzionante. Non mi vorrei soffermarmi su questa ennesima provocazione, ma sul vuoto artistico che vediamo sulla scena italiana dopo la consacrazione di Maurizio Cattelan (età 56 anni). Da ormai 20 anni la scena artistica italiana non forma e promuove artisti di qualità, che riescano a ritagliarsi una posizione sulla scena internazionale che conta. L’ennesima boutade di Maurizio Cattelan segna la morte dell’arte, l’opera diventa un modo per scaricare rifiuti organici, o sono gli artisti, i critici e i curatori ad essere morti?

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Come dicevano negli anni ’50 “la vita stessa è l’arte assoluta” (Ykev Klein), inoltre siamo nell’epoca della superficialità luccicante e della popolarità facile (social) intuita da Andy Warhol negli anni ’60, mentre a ben guardare le start-up dello nostro tempo, ritroviamo le pratiche artistiche relazioni degli anni ’90! Insomma l’arte non è morta, sono morti artisti e curatori che devono seguire un mercato e case d’asta che comunque hanno bisogno di vendere gingilli costosi per persone ricche. Le file di artisti (vedi operai non specializzati) sono gonfie, quindi il valore della loro opera è nullo. Serve quindi la figura del curatore d’arte per mettere ordine e caricare di valore opere in modo arbitrario. Diversamente le gallerie d’arte e le case d’asta come possono chiedere cifre astronomiche per la vendita delle opere?

Sorgente: Dopo Maurizio Cattelan il vuoto nell’arte Italiana | Luca Rossi

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