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Vincent Willem van Gogh (pronuncia olandese [ˈvɪnsɛnt fɑŋˈɣɔx] (Zundert, 30 marzo 1853Auvers-sur-Oise, 29 luglio 1890) è stato un pittore olandese.

Autore di ben 864 tele e di più di mille disegni, senza contare i numerosi schizzi iniziati e non portati a termine più diversi appunti probabilmente destinati all’imitazione di disegni artistici di provenienza giapponese, tanto geniale quanto incompreso in vita, van Gogh influenzò profondamente l’arte del XX secolo. Dopo aver trascorso molti anni soffrendo di frequenti disturbi mentali,[1][2] morì all’età di 37 anni per una ferita da arma da fuoco, molto probabilmente auto-inflitta.[3] In quel momento i suoi lavori erano molto poco conosciuti e apprezzati ancor meno.240px-VanGogh_1887_Selbstbildnis 150px-Vincent_Willem_van_Gogh_002 152px-Vincent_Willem_van_Gogh_037 220px-Hospital_in_Saint-Remy 290px-Vincent_Van_Gogh_-_The_Potato_Eaters

440px-Vincent_van_Gogh_(1853-1890)_-_Wheat_Field_with_Crows_(1890)

Tra arte e follia

C’è stato molto dibattito nel corso degli anni per quanto riguarda l’eziologia della malattia di van Gogh e quanto abbia inciso sulla sua produzione artistica. Oltre 150 psichiatri hanno tentato di classificare i suoi disturbi, con il risultato di circa 30 diagnosi diverse. Esse includono la schizofrenia, il disturbo bipolare, la sifilide, l’avvelenamento da ingestione di vernici, l’epilessia del lobo temporale e la porfiria acuta intermittente, con l’aggravante della malnutrizione, del lavoro eccessivo, dell’insonnia e del consumo di alcol, in particolare di assenzio.

“Mi perdo nel giallo dei suoi campi, nel viola del cielo, nel rosso delle vigne, negli occhi del suo viso. La follia che leggo nel suo sguardo, si confonde con il genio del suo tratto. L’Arte come espressione dell’anima, rivelata senza pudore e lasciata ai posteri come testamento. Riesco a vedere quello che vedeva lui in una simbiosi che mi commuove. Se ami la sua Arte, ami anche l’uomo che fu. ”

Anna Cibotti

 

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