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La creazione dell’anima racchiusa in una goccia di vetro.

TuttAltroVetro by Elena Grifoni

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L’arte del lavorare il vetro consiste nel trasformare una struttura amorfa in pezzi unici. Si da forma all’anima della materia creandone finestre attraverso cui mostrarsi, indossando quelli che sono capolavori. Opere create imprimendo in una massa informe, di una sostanza incandescente, una miscela formata dell’essenza stessa del materiale, rivelata durante la lavorazione, e dell’artista che, sul potenziale ancora inespresso, appone la sua impronta modellatrice. E’ una vera opera di esplosività creativa quella di chi, come Elena Grifoni, plasma e dona una nuova luce alla bellezza di una materia grezza. Ma le parole che possiamo pronunciare noi su quello che è un lavoro così ricco e variegato, come i risultati stessi di quest’arte, sono troppo limitate per poter descrivere in modo esaustivo quelle che sono vere e proprie opere d’arte. Lavori unici che parlano, stimolando il gusto estetico di ognuno di noi.

Rifratta in toni di verde
Si riflette in me
come sui vetri,
cocci di una bottiglia rotta,
questa luce
rifratta in toni di verde.
Qualsiasi sia la luce
tutto si trasforma
come la tua immagine
filtrata
nello spettro della solitudine.
(di Andrea Leonelli da La selezione colpevole)

Ed è dunque da questi riflessi che la massa prende forma, passando attraverso il fuoco del cannello e la passione dell’artista, lasciando che sia il gioiello a catturare l’anima di chi lo indossa. La creazione si rivela e diventa un tutt’uno con l’arte stessa.

12000864_148932408787269_85781872338860032_oDalle parole di Elena Grifoni:

Fin da piccola ho sempre adorato armeggiare e pasticciare con tutto quello che mi capitava fra le mani: dal Pongo ai pastelli a cera, ai profumi e i saponi con cui facevo i miei “esperimenti”. Ho iniziato ad appassionarmi al vetro mentre ancora studiavo a Firenze, prima con la pittura, poi con la tecnica Tiffany e, una volta terminati gli studi, lavorare il vetro è passato dall’essere un semplice hobby a diventare una delle mie attività lavorative (ebbene sì, “una delle”… avere un solo lavoro non fa per me, troppo noioso).

Negli anni mi sono fatta conoscere partecipando con le mie creazioni ai mercatini delle Opere dell’Ingegno Creativo, dapprima nella mia provincia poi spingendomi sempre più lontana per cercare delle piazze che apprezzassero e capissero il mio lavoro. Ecco, questa è forse la parte più complicata del tutto: far capire al pubblico il gesto creativo, lo studio e il lavoro che ci sono dietro un oggetto realizzato a mano.

Ho continuato a perfezionare la tecnica Tiffany realizzando, su commissione, alcune vetrate e diverse lampade fino a quando, stufa della staticità di quel tipo di lavorazione, in cerca di nuova ispirazione ho iniziato a guardarmi intorno. Volevo imparare a lavorare la pasta d’argento e mi sono ritrovata davanti a una fiamma, a maneggiare vetro fuso… è stato amore a prima vista! La mia primissima perla è venuta fuori perfettamente tonda: a quanto pare ero portata. Ancora oggi la fiamma m’incanta e rapisce come quel primo giorno.

11221613_154540011559842_1079244852012344471_oLa tecnica in sé è semplice: basta scaldare una bacchetta di vetro sulla fiamma di un cannello alimentato a propano e ossigeno, arrotolare il vetro fuso su un mandrino d’acciaio, dargli la forma voluta usando attrezzi in grafite, acciaio e ottone, e il gioco è fatto. Peccato però che il vetro incandescente abbia un caratterino molto volubile e tenda a fare di testa sua; imparare a gestirlo richiede una buona manualità e tanta, ma tanta pazienza. Come per gli altri processi di lavorazione, anche nella tecnica a lume ho iniziato da autodidatta e ne ho fatti di pasticci prima di arrivare ad avere una perizia e una mano decenti. Quando ho capito che, andando avanti da sola, non avrei fatto ulteriori progressi, ho iniziato a frequentare dei corsi, medio avanzati, dove ho potuto confrontarmi anche con artisti internazionali. Ho iniziato a osare di più. Ho dedicato sempre più tempo alla fiamma e più spazio sul banco alle mie perle in vetro, fino a che non ho smesso del tutto di lavorare il vetro Tiffany.
Lavorare il vetro a lume apre la strada a una miriade di possibilità; si può giocare sulle forme semplici e l’accostamento di colori; sulle forme complesse e le sovrapposizioni di colori trasparenti su opachi; sull’inclusione di metalli come l’argento, l’oro, il rame e il palladio che arricchiscono il vetro e regalano profondità e luce particolari. Nelle mie creazioni mi sono spesso ispirata al mare, poiché vivo a un chilometro dalla spiaggia, e ho anche creato una linea di perle e gioielli che ricordano le profondità marine e il bagnasciuga.

11050838_148068122207031_5133202348960486218_oQuello che però preferisco creare sono i “Silly Animals” ovvero tutta una serie di animali dalla forma un po’ goffa, ma simpatica, dallo sguardo sbarazzino e spesso strabico con cui mi diverto un sacco! I classici sono i gatti e i gufi, ma in primavera spuntano anche coccinelle, api, tartarughe e uccellini. Per Halloween sforno tibie e teschietti, insieme a zucche, pipistrelli, streghe e gatti neri; in estate nascono pesci e conchiglie. Per Natale, di solito, qualche esemplare dei miei simpatici animaletti nasce con un cappellino da Babbo Natale portato sulle ventitré, mentre nella fiamma il vetro bianco si “congela” in simpatici pupazzetti di neve. L’idea sarebbe di venderli come decorazioni per l’albero di natale, ma va sempre a finire che la sera della vigilia li regalo ai miei colleghi artigiani, che ormai ne hanno una piccola collezione.
Lavorare il vetro a lume mi rappresenta moltissimo anche come persona, perché sia la fiamma sia il vetro sono vivi, sempre in movimento, sempre imprevedibili; ogni volta che mi siedo al cannello so che realizzerò qualcosa di unico. Questa tecnica, nella sua dinamicità, è anche un po’ bastarda perché non concede errori: se si sbaglia un passaggio non si può tornare indietro. Molte volte però è successo che da un errore sia nato, per caso, un nuovo disegno che poi si è rivelato migliore dell’originale. È una tecnica sempre in evoluzione e se ci si vuole dedicare a fondo è necessario mettersi sempre in gioco, non dare niente per scontato e confrontarsi anche con un’evoluzione a livello personale.
Beh, il mio motto è “sasso mosso non fa muschio” e direi che più azzeccato di così non potrebbe essere.

per informazioni: [email protected]

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