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Caravaggio alla National Gallery di Londra: luci e ombre di un’esposizione (fino al 15 gennaio)

Un’occasione mancata ? L’impostazione data alla mostra probabilmente non basta a dare una migliore comprensione del fenomeno del caravaggismo nel suo complesso -italian and english text- (di Clovis Whitfield)

Caravaggio alla National Gallery di Londra

di
Clovis WHITFIELD

Il nome di Caravaggio suscita sempre un’attrazione fatale e la mostra alla National Galleryprobabilmente si è già assicurata un gran successo di pubblico. Vale quindi la pena di riflettere sulla proliferazione di eventi connessi con il revival della sua fama, semplicemente inimmaginabile un secolo fa e che ora fa di lui un personaggio più popolare del movimento degli impressionisti. Sembra che ogni museo importante voglia inserire una sua mostra nella propria programmazione, ed è evidente che ogni angolo della terra è stato raggiunto dal mito della sua vita e della sua fama, così oggi come al suo tempo. Dal 2010, anno delle celebrazioni del Quattrocentenario della tragica scomparsa, ci sono state mostre antologiche a Cuba, San Paolo, Belo Horizonte, Buenos Aires, Ottawa, Fort Worth, Montpellier, Los Angeles, Hartford, Tokyo, Madrid, e anche la mostra attuale di Londra verrà trasferita a Dublino e a Edimburgo. Di particolare rilievo è la scelta di aver inserito in mostra un corpus di opere che finora era stato largamente allontanato dalla visione del pubblico.

Non ci sono mai abbastanza originali in giro, mentre molti aspetti della sua influenza sui suoi seguaci  generalmente sono sempre ben rappresentati. La visione attuale di Caravaggio è il risultato di un recupero dall’oblio a cui il tempo lo aveva consegnato a seguito della sua carriera meteoritica; malgrado siano stati fatti dei progressi, c’è ancora molto da conoscere. In realtà ci sono state nuove scoperte che hanno interessato documenti, opere perdute, risultati di indagini scientifiche, che hanno alterato il mito, passato e recente, dell’artista e della sua personalità, tuttavia non sempre ben in evidenza in questa mostra di Londra.

Questa della National Gallery non è una mostra monografica; il Museo è abbastanza fortunato nel possedere un gruppo consistente  di opere che non costituiscono invece  un una scelta rappresentativa di dipinti così come era quella della mostra al Quirinale del 2010. Invece, con molto buon senso, l’esposizione prende avvio dalla rapporto  che la Gran Bretagna ha avuto con Caravaggio, dove Roger Fry fu probabilmente il primo a vedere33-caravaggio_cena-in-emmaus-londra in lui i segni di un pittore moderno, definendolo il primo artista a procedere “non in senso evolutivo, ma rivoluzionario”. Si capisce quasi subito che questa ammirazione fu quantomeno discontinua, visto il tardo acquisto della Salome con la testa del Battista,  seguito poi dal Ragazzo morso dal ramarro nel 1986. La Cena in Emmaus è entrata a far parte della collezione quasi per esclusione , quando Lord Vernon, non riuscendo a trovare un compratore all’asta del 1834, decise di darla alla giovane Galleria nel 1837, dove fu praticamente ignorata fino al revival dell’interesse per l’artista in seguito alla mostra di Milano del 1951. Nessun arbitro del gusto inglese della fine del 17°, 18°, 19° e primi del 20° secolo trovò niente di buono da dire sull’artista, e quindi le opportunità di conservare le opere che pure erano capitate nel Paese furono irrimediabilmente perse. Soltanto molto recentemente la versione del Mondafrutto, che era nella collezione reale per lo meno dalla metà del 17mo secolo su finalmente valutata con l’attenzione che merita .

L’entusiasmo per Caravaggio in Inghilterra nasce invece effettivamente ai tempi del re Carlo Iº e del Duca di Buckingham. che ammirarono, a pari di altri collezionisti dell’ epoca, la sua tecnica rivoluzionaria, tanto che la fama della sua arte si diffuse rapidamente per il Paese.
Questo entusiasmo è documentabile non solo dall’arrivo nel 1627 a Londra della Morte della Vergine fatta per Santa Maria della Scala e ora al Louvre, ma anche dall’;ammirazione per i dipinti di Orazio Gentileschi, uno degli artisti a lui più vicini il quale costruì la sua carriera sulle orme di Caravaggio e che viaggiò persino in Inghilterra, e per quelli di Bartolomeo Manfredi. Ma quest’entusiasmo non durò, e anche le opere cheil-ratifuc arrivarono non furono particolarmente fortunate, principalmente perché non fu intesa la natura della sua arte e fu seguito dall’eclisse della sua magia. George Vertuenon ebbe tempo per lui, e anche Gavin Hamilton (il quale comprò comunque ilCaravaggio di San Giovannino, eseguito per Giovan Battista Mattei, il figlio maggiore di Ciriaco) non ebbe parole di sostegno per l’artista nel suo Schola Italica Picturae (1773), antologia di gusto dell’ arte  a uso dei Grand Tourists che inseguivano il sogno di arredare i castelli di campagna con i più bei dipinti italiani. Horace Walpole potrebbe proprio non aver saputo chi fosse stato Caravaggio, e il conoscitore G.F. Waagen, che girò le British Isles  per visitare tutte le grandi collezioni di dipinti presenti nel paese, non aveva idea di chi fosse – tanto che tutti i 30 dipinti di tutti i gusti che gli attribuì non sono più nel catalogo. Ed allo stesso modo non ebbe nessun’altra attribuzione se non Murillo per il Ragazzo morso dal ramarro, ora della National Gallery, che vide a Nuneham Park.  Fu solo per caso che la Cattura di Cristo (in prestito da Dublino) arrivò in Scozia all’inizio del’ Ottocento, celata sotto il nome di Gerrit van Honthorst, uno dei seguaci di Caravaggio le cui opere eran meglio vendibili di quelle del maestro. Anche il San Giovannino, originariamente dipinto per Ottavio Costa,  ottenne una licenza di esportazione
fuori dal Regno Unito nel 1952, e ora è in mostra grazie al prestito concesso dal Nelson Atkins Museum di Kansas City presente quasi a dimostrazione di una certa disapprovazione per la scelta fatta Reviewing Committee quando concesse la licenza di esportazione. Paradossalmente 52-caravuna certa residua ostilità nei confronti dell’artista ancora esiste e una scoperta come la versione originale della Cattura di Cristo, dipinta per Ciriaco Mattei, non è neanche riportata in catalogo. Si vede che molti dei dipinti che Caravaggio eseguì, soprattutto alla fine della sua carriera, sono certamente difficili da capire: non è difficile solo la Salomè della National Gallery, Anche se documenta l’entusiasmo di Carlo I per Caravaggio, la Vocazione dei Santi Pietro e Andrea, opera di Caravaggio acquistata per le collezioni reali nel 1637 e tirata fuori dai depositi del castello di Windsor solo in tempi recenti, non ha figurato nell’ elenco dei possibili prestiti per la mostra. 

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